“Imparadisa” è una parola antica, dimenticata dai più, eppure carica di luce. È una forma poetica, un verbo che proviene dal cuore della lingua italiana e che significa rendere beato, condurre in paradiso, elevare alla felicità suprema. Non è solo un termine: è un gesto d’amore, un volo dell’anima, un abbraccio che ti solleva.
L’ho incontrata leggendo Dante, nel Paradiso, quando parla della mente che “s’inparadisa” — come se lo spirito stesso venisse trasportato in una dimensione altra, fatta di luce, pienezza, verità.
E ho pensato a quante volte, nella vita, ci siamo sentiti così: imparadisati.
Da un amore che ci ha fatto vibrare.
Da una musica che ci ha toccato il cuore.
Dalla voce di qualcuno che ci ha fatto sentire accolti, visti, capiti.
“Imparadisa” è ciò che accade quando la bellezza supera la ragione e ci prende per mano.
È quando un gesto semplice, uno sguardo, una parola detta con il cuore ci solleva dalla polvere e ci ricorda chi siamo davvero.
È la meraviglia che ci salva.
E allora ho capito che, forse, ognuno di noi dovrebbe imparare a imparadisare gli altri. Con la presenza. Con la gentilezza. Con la poesia dei piccoli gesti.
Perché alla fine, in un mondo che spesso disincanta, chi riesce a far sentire qualcuno “imparadisa” è un dono raro.
Allora sì, forse il senso è proprio questo:
che tutti noi dovremmo imparare a inseguire la bellezza, quella autentica, che nasce dalle cose semplici e vere.
Perché è l’unica forza capace di sconfiggere l’odio, di sciogliere le ferite, di restituirci umanità.
La bellezza ci salva, ci solleva, ci imparadisa.
E non è mai lontana: vive in un gesto gentile, in una carezza silenziosa, in una parola detta al momento giusto.
È lì, ogni giorno, in attesa che qualcuno la riconosca e la scelga.
Perché chi sceglie la bellezza, vince. Sempre.
